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Pagina 2 di 13 A colloquio con Alessandro Stoica, 71 caps in azzurro "PENSANO GIA' ALL'INGHILTERRA, DOBBIAMO SORPRENDERLI"Centro della nazionale per una decina di anni (3 volte capitano), Alessandro Stoica si è trasferito in Francia da diverso tempo. Dopo aver militato nelle file di Narbonne, Castres e Montpellier (ma anche Gloucester), ora gioca («per il gusto di giocare») col Mazamet, terza serie (Fédérale 1), la stessa di un certo Jonah Lomu Iniziamo dai complimenti, ieri è diventato papà per la seconda volta.Tutto vero, è nato Flavio. E' un bel periodo, pieno di soddisfazioni e impegni. Aveva deciso di smettere, cosa è successo?Amicizie, vicinanza a casa, voglia di stare in forma, un rugby più spensierato. Quanto si allena a settimana?Appena due volte, ma il livello è abbastanza alto. E' molto stimolante. Si è trovato a fronteggiare anche Lomu, quest'anno ingaggiato dal Marsiglia.Verissimo ma ha giocato giusto i dieci minuti finali e, spiace dirlo, non ha toccato un pallone. Come lo ha visto?Fisicamente bene ma ho paura non riesca a esprimersi come vorrebbe. Sarà retorico ma è l'ombra di se stesso. Ho l'impressione che soffra abbastanza questa sua condizione di "grandissimo ex". Cambiamo argomento. Sei Nazioni 2010.Bel torneo, divertente. La vittoria contro la Scozia mi è piaciuta molto. Al contrario delle due partite precedenti contro Irlanda e Inghilterra. Beh, con gli inglesi abbiamo rischiato di vincere...Certo ma gli azzurri non mi sono piaciuti, li ho visti bloccati, prevedibili. Grande difesa ma nulla più. Contro la Scozia invece?Ho riscoperto l'Italia di qualche tempo fa. Meno timorosa, più libera di provare e crederci fino in fondo. Sembra che alcune dinamiche tattiche siano state interiorizzate e i giocatori riescano a vivere l'andamento del match, senza l'assillo del piano di gioco. Con la Francia possiamo aspettarci sorprese?Me lo auguro. Loro, ve lo assicuro, non ci vedono come un avversario, pensano di averci già sconfitto: la testa è già alla partita contro gli inglesi che vale la vittoria finale. Sfruttiamo questa situazione. Punti deboli nel XV di Lievremont?Non riescono a gestire al meglio la partita e molto dipende dalla mediana: tra nove e dieci non assommano 45 anni. Mettere pressione ai due registi - Trinh-Duc e Parra - è sicuramente una buona idea. Qual è il segreto dei coqs, unica europea, insieme all'Inghilterra, in grado di mettere sotto le squadre dell'altro emisfero?Lo spirito. Rimangono fedeli a se stessi, alle tradizioni. Scommettono sui loro allenatori, sui loro vivai, credendoci fino in fondo. Il lavoro di Lievremont è frutto di questa mentalità. Dovremmo prendere esempio?Anche noi dobbiamo forgiare una mentalità simile. Senza snaturarci, seguendo quanto di buono ha fatto il movimento in tutti questi anni. Poi puntare sui giovani: le accademie sono la vera svolta dell'Italrugby, solo la formazione dei giovani ci porterà in alto. Insieme alla Celtic?Spero di sì, costringerà maggiormente a coltivare i vivai, per avere sempre a disposizione giocatori all'altezza. All'epoca vostra di Accademie non parlava nessuno ma i risultati arrivarono.Eccome. George Coste è un allenatore di un altro pianeta, sommato a una generazione di fenomeni e a un pizzico di fortuna, siamo riusciti a fare quello che abbiamo fatto: entrare nell'élite dei rugby mondiale. Il suo futuro sarà ovale?Ho il brevetto di terzo livello e qualche offerta per allenare. Ma lavoro (ha interessi nell'edilizia e nei fertilizzanti organici) e figli non mi permettono di pensarci granché. Mi manca l'Italia, questo sì. F.M.
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