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Parola agli Azzurri

VOGLIO TORNARE IN AZZURRO (E ORGANIZZARE UN ADDIO COME SI DEVE)

Andrea Lo Cicero, 10 Sei Nazioni alle spalle, ci racconta cosa ne pensa del Championship che inizia sabato e si racconta: vengono fuori proposte alternative alla Celtic League, i problemi del rugby francese e la soddisfazione di aver segnato 30 punti a un certo Wilkinson

Andrea, sabato inizia il nostro undicesimo Sei Nazioni; che cosa dobbiamo aspettarci?
L'Italia, se scende in campo preparata, può giocarsela con tutte le avversarie, senza distinzioni. Ovvio che la Scozia, peraltro in casa, è un partita che non possiamo perdere ma anche l'Inghilterra, sempre al Flaminio, è abbordabile.
 
ImageParisse infortunato è un handicap troppo pesante per gli azzurri?
Non credo, lui è un ottimo giocatore ma i sostituti sono all'altezza. Penso allo Zanni dei test di novembre, un giocatore preparatissimo. Nonostante giochi in un Super 10 di medio-basso livello, è migliorato enormemente. Poi è duttile: flanker, terza centro, saltatore in touche.
 
Ritorna nel Championship la maul. Quanto gioverà all'Italia?
Capisco le incertezze dell'anno passato legate alla novità, ma non abbiamo solo la mischia e quel tipo di opzione. E' giusto sfruttarla, ci mancherebbe, ma il nostro gap con le grandi rimane sempre la difesa: più siamo aggressivi più gli avversari sbagliano e non segnano. In questo fondamentale Mallett si sta rivelando decisivo, stiamo crescendo di test in test.
 
Scommettiamo su un azzurro? Chi sarà la rivelazione di questo Sei Nazioni?
Non voglio sbilanciarmi né "bruciare" nessuno. I test autunnali vanno presi con le molle, tante squadre svezzano i giovani, gli All Blacks con noi hanno schierato la terza squadra.
 
Tebaldi le è piaciuto?
Sì, per carità. Bei movimenti, qualche intuizione. Ma è il tempo, la continuità, a decretare la bravura di un giocatore, non certo Lo Cicero.
 
Con l'Irlanda dobbiamo giocare di mischia, sfruttando la prima linea, perché "fuori" sono dei mostri. E con l'Inghilterra?
Dobbiamo essere squadra. Sfruttare l'amalgama, il gruppo, senza pensare che i primi 8 uomini siano decisivi. Altrimenti ci autolimitiamo e non siamo certo il XV che può permetterselo. Gli inglesi, poi, non hanno un leader carismatico - alla Dallaglio per intenderci - e problemi in prima linea (le scelte di Johnson sono dettate dagli infortuni di Sheridan e Vickery ndr).
 
Hanno recuperato Wilkinson, però.
Gran professionista, ho giocato contro di lui in campionato (è il 10 del Toulon) ma ha preso 30 punti... (ride). A parte le battute, lo ammiro da matti per l'approccio al gioco, alla competizione, è davvero serissimo.
Detto questo, sua maestà Johnny non gioca un Sei Nazioni completo dal 2008 e non ha intorno fenomeni. Diciamo che può tenere a galla la squadra.
 
Parliamo un po' di Celtic League, cosa ne pensi?
Situazione imbarazzante, non la commento neanche. Anche se è una occasione per crescere, vedevo meglio 2/3 squadre italiane nel campionato francese e altrettante in quello inglese.
 
In ogni caso dobbiamo fare qualcosa.
Sì perché le italiane che prendono 50 punti in Europa devono essere aiutate a crescere. Certe tariffe non sono neanche utili.
 
C'è qualcosa che invidi alla Francia?
Solo il livello. Perché sono i primi a fare regole astruse e protezioniste.
E' recente la normativa sulle quote obbligatorie di francesi nelle squadre fino al 2011. Un assurdo in tempi di professionismo e infatti il nostro presidente - che ha sotto contratto diversi stranieri - è già in causa.
L'anno già seguito altri 7 club.
 
Ognuno ha i suoi problemi.
Anche da noi ci sono troppi oriundi, equiparati, stranieri che tolgono spazio ai giovani ma è diverso. Noi abbiamo bisogno di formare una "classe dirigente". Mi spiego: lo straniero arriva, gioca, guadagna e se ne va. In Italia servono maestri, insegnanti, dirigenti, la sola Tirrenia potrebbe non essere abbastanza per crescere i giovani.
 
A parte i problemi, ci sembra che l'avventura francese stia andando alla grande, alla faccia dei detrattori della prima ora. Per la serie «Lo Cicero va a giocare in serie B».
Sono entusiasta e soddisfatto perché ho sempre creduto in queste scelte.
Oltralpe - dal mio attuale punto di vista intendo l'Italia - sono tutti bravi a parlare. Ma dopo la delusione della finale persa nel 2008, oggi gioco titolare - 80 minuti come una terza! - sia in Top 14 che in Challenge.
E, a detta dei giornali, sono tra i migliori piloni del torneo.
 
Dei giornali è meglio non fidarsi, lei ne sa qualcosa...
Lasciamo perdere, a me sembra di aver perso la Nazionale per colpa di qualche giornalista. Ma è acqua passata, il mio sogno è sempre il mondiale in Nuova Zelanda.
 
Perché non la chiama Mallett?
Boh, forse giocare all'estero non aiuta, però non ho nessuna voglia di tornare in Italia, qui mi hanno rinnovato anche il contratto per un anno in più. Spero di giocare ancora in azzurro, dimostrare qualcosa e guadagnarmi un addio come si deve: ho giocato 11 anni con quella maglia, non due volte.
 
Ha offerte da altri club?
Tante, anche interessanti. Ma a Parigi, lo ripeto, sto benissimo.
 
E per giocare la Celtic League con una nostra selezione?
Nessuna, nessuno mi ha mai chiamato.

 
Federico Meda

 



 

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