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Pagina 1 di 13 A colloquio con Carlo FestucciaNON DOBBIAMO SUBIRE L'ATMOSFERA DEL MILLENNIUMCarlo Festuccia (47 cap), come Lo Cicero e Dellapè gioca nel neopromosso Racing Metro di Parigi, l'alternativa allo Stade di Guazzini, sesta nel Top 14 a quattro giornate dalla fine
Con Festuccia in campo l'Italia ha battuto due volte i gallesi (2003 e 2007). Qualche consiglio?I gallesi sono il giusto mix tra il gioco inglese e quello francese. In mischia sono possenti, istintivi, combattivi e fuori, tra i tre quarti, possono contare su gente velocissima. E' l'uno contro uno che ci vede un po' inferiori, come gruppo squadra non possiamo invidiargli niente. Dove perdiamo, o vinciamo, la partita?In difesa e in touche. I nostri punti deboli nella partita di Parigi. Ma in realtà nella testa: il 70% del rugby risiede qui.
Perché soffriamo così tanto in rimessa laterale? Di chi è la colpa?In parti uguali del lanciatore, dell'alzatore, del saltatore, dell'aggressività della difesa. E' troppo facile dar la colpa a qualcosa o qualcuno in particolare. La verità, io me ne intendo, è che la touche è un meccanismo che deve il suo funzionamento alla sincronia dei protagonisti. Non sempre è facile.
Cosa non funziona nei nostri avversari?Penso si possa capire solo dall'interno. Se guardiamo chi schiera Gatland in campo non è possibile che il Galles abbia vinto solo la partita con la Scozia, peraltro in rimonta. Onestamente non ho visto molto del Sei Nazioni, sono più abituato a giocarlo.
La differenza tra "azzurri" e "compagni" si fa sentire.Io adoro la Nazionale. Purtroppo si è creato qualche equivoco ma per come sto giocando non mi sento inferiore a nessuno.
Poi quella dichiarazione di Mallett: «alcuni dovrebbero dimostrare più voglia di giocare in Azzurro». Un po' di diplomazia potrebbe aiutare?Direi proprio di no, a me non piace parlare. Preferisco raggiungere dei risultati con il Racing in un campionato come il Top 14 e aspettare una chiamata. Io punto ai Mondiali. Ci credo. E Mallett lo sa.
Tornando al Galles, ricordi particolari?Bello il pareggio a casa loro (18-18 nel 2006) ma io ho un debole per la vittoria contro la Scozia a Murrayfield. Il 21-0 sul tabellone è un flash che non scorderò mai, simile al parziale di qualche tempo fa con il Clermont Ferrand (finita 33-24 per i ragazzi di Berbizier). Partite che non capitano tutti i giorni.
Nazionale a parte, il club sta andando bene.Il basso profilo di inizio stagione ci ha aiutato molto. Nove vittorie consecutive ci hanno consacrato, ora dobbiamo finire al meglio e mantenere il sesto posto. Era il nostro obiettivo e settimana prossima con Brive dobbiamo dimostrare di meritarcelo. E' un dentro/fuori che non possiamo sbagliare.
Finita la stagione rimarrà in Francia o ci sono sirene italiane legate alla Celtic?Parlavo di questo con il mio agente: mi sa che rimango qui. Ho un contratto fino al 2011, prima di tutto, e sto discutendo di un rinnovo. Dopo L'Aquila e Parma, due bei progetti, sono venuto a "seminare" anche qui, partendo dalla serie B. Ora, vista l'età e l'esperienza che mi ritrovo, voglio monetizzare: qui si lavora per puntare al titolo nazionale francese.
Insomma, nessuno sgarbo alla Celtic italiana.Assolutamente no, penso sia un passaggio fondamentale per il nostro rugby ed è il momento giusto per affrontarlo. Mi auguro però che si faccia tutto con grande intelligenza, senza precipitose fughe in avanti.
Si riferisce anche al prossimo campionato di A, vero?Sì, perché se a livello internazionale sicuramente ne beneficiamo, non so quali saranno le ripercussioni sul Super 10.
Finiamo con una provocazione, se le va bene.Prego.
Per caso, mettiamo in un bistrot parigino, incontra Mallett. Cosa gli domanda/dice/sussurra?Lasciamo stare la fantasia e la casualità: ci siamo visti in questi giorni per via della trasferta della Nazionale a Parigi. Il nostro è un rapporto cordiale, rispettoso. Mi ha fatto molti complimenti per il campionato.
E lei, cosa gli ha detto?L'ho ringraziato. Sono fedele al principio che le parole se le porta via il vento.
Insomma, battiamo il Brive.Esatto.
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