 “La differenza fra il calcio e il rugby è che nel calcio ci si abbraccia fra compagni, nel rugby fra avversari”. Senza essere famosa come quella di Oscar Wilde (“Una partita di rugby è un'ottima occasione di tenere trenta energumeni fuori dalla città”), questa libera interpretazione del mondo ovale - pronunciata da un allenatore di casa nostra - rende merito allo spirito del gioco. Chi lo pratica, infatti, incarna diversi valori: il rugbista è forte, coraggioso, ma anche altruista e leale. Non c’è posto per le primedonne, una squadra di rugby è come una famiglia, in cui ognuno ha il proprio ruolo: il potente sfonda, il veloce corre, il piccolo si infila. Tutti (piloni, trequarti, terze ali...) sono al servizio del gruppo, nessuno escluso. Insomma, ha ragione, l’allenatore di prima, quando afferma: “Anche quando piove e fa freddo, la fidanzata ti tradisce, la scuola va male o il lavoro fa schifo... su un campo da rugby splende sempre il sole”.
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io ho conosciuto il mondo del rugby solo a 20 anni è ne sono molto amareggiato perchè non ho avuto l'occasione di conoscerlo prima..........
è prorio vero ci possono giocare tutti ma il rugby è per pochi....
la prima cosa che inizi acapire che ci vuole gruppo è sei sicuro che chi ti sta a fianco sarà sempre un sostegno....
non è vero che c'è solo contatto fisico.....
una partita è sempre frutto di duro allenamento e schemi di gioco provati fino a sentirsi uno straccio
agli occhi di un profano tutto può sembrare già scontato......
ma ogni giocata è decisa sempre al momento senza esitazione...
basta provare per capire che non ci sono amichevoli.......
si entra sempre da leoni in campo e si esce a testa alta......