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L'esperto
Il rugby giovanile Stampa E-mail

LE ACCADEMIE FEDERALI E IL LORO PROCESSO DI CRESCITA

Va bene la Celtic League, vanno bene i dubbi e le incognite della riorganizzazione del futuro Super 10 (o Super 8, come piacerebbe probabilmente di più al presidente federale Dondi). Ma qual è la situazione del settore giovanile italiano? Dopo undici Sei Nazioni e altrettante stagioni televisive con una crescente presenza ovale in tv (poco in chiaro e sempre più in pay tv, in realtà), era utopia pensare che le nuove generazioni formate dal rugby televisivo potessero tradursi in crescita di tesserati (questa c'è stata) e risultati sempre più convincenti della Nazionali giovanili (questo proprio non è accaduto)? Sì, era utopia e allora è meglio fare il punto sul processo di crescita delle accademie federali.

La ventilata crescita di quelle Under 17, dislocate fino a questo momento a Mogliano, Parma e Roma, dovrà aspettare ancora un anno. All'appello, geograficamente parlando, mancherebbe l'Academy nel Meridione, ma giustamente non si può pensare di crearla prima di avere capito se poi i 25 che la frequenteranno sono all'altezza, altrimenti, dal punto di vista tecnico, si rischierebbe di trasformare la nuova scuola federale in un'inutile cattedrale nel deserto.

Tutto rimandato, dunque, almeno alla stagione 2011-12, quando si capirà se l'allargamento del progetto sarà supportato da un reclutamento federale che passa attraverso ripetuti concentramenti zonali non deve praticamente più fare i conti con la "politica dei veti" che i principali club (Treviso e Padova in primis) avevano, anche a ragione, messo in atto all'inizio dell'avventura-Academy se non altro per salvaguardare gli sforzi profusi nella creazione di una propria accademia giovanile.

Il discorso della "Ivan Francescato", l'accademia Under 20 di Tirrenia, è un po' diverso, soprattutto perché l'anno prossimo l'Italia organizzerà e parteciperà al Mondiale giovanile di categoria con la squadra allenata da Andrea Cavinato. Proprio in virtù di questo, la federazione ha già deciso che lo staff tecnico verrà ulteriormente rinforzato.

Entrando invece nel dettaglio, ruolo per ruolo, del reclutamento, se mediani ed estremo, storicamente ruoli in cui la Nazionale maggiore è in affanno da quasi vent'anni (salvo eccezioni come Troncon n. 9 o Vaccari n. 15), oggi non destano più problemi, il "buco" più difficile da coprire rimane quello degli alti, cioè le seconde linee ed eventualmente del numero 8. Ed è questo uno specchio fedele della realtà italiana, dove ancora i giovanotti che in prospettiva sono destinati a superare il metro e 95 finiscono giocoforza nel mirino dei talent di basket e pallavolo.


 
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